Unesperienza di formazione per adulti dellArchivio storico comunale di Carpi
Venerdì 10 Luglio 2009 10:42
L’Officina della Storia. Un’esperienza di formazione per adulti dell’Archivio storico comunale di Carpi
A cura di Anna Maria Ori e Cecilia Tamagnini
Nell’anno scolastico 1997 – 1998 prese avvio a Carpi l’esperienza de L’Officina della Storia: laboratori di storia locale proposti alle scuole del territorio per completare i programmi di storia con l’analisi di documenti dell’Archivio Storico Comunale. Il progetto, da un’idea di Franca Baldelli, aveva alcuni punti di forza, rispetto a progetti analoghi: la figura di un tutor, mediatore tra archivio e scuola, la progettazione didattica e scientifica del lavoro da costruirsi tra insegnante, archivista e tutor, il lavoro dei ragazzi su documenti autentici, almeno in prima battuta, e non su pacchetti preconfezionati dall’archivista, e infine l’obbligo, per le classi partecipanti, di realizzare un prodotto finale: opuscolo, cd, Power Point, mostra, spettacolo – a scelta dei singoli insegnanti coinvolti. Prevalentemente la scelta della tipologia del prodotto finale si orientò sulla produzione di fascicoli a stampa, impaginati dai tutor e stampati a cura della stamperia comunale.
Recensione
Maurizio Vitta, Dell’abitare. Corpi spazi oggetti immagini, Einaudi, Torino 2008, pp. 389, € 13,00.
di Alice Sotgia
Fenomeno che «può essere descritto in molti modi, ma non può mai essere racchiuso in una definizione unitaria», l’abitare «è la natura della nostra specie» (p. 3). La realtà fenomenica dell’abitare e le molteplici forme in cui essa appare sono l’oggetto dell’ultimo lavoro di Maurizio Vitta, filosofo di formazione e docente di Storia e cultura del progetto presso la Facoltà di Design del Politecnico di Milano. Non si tratta di una storia dell’abitare (impresa, d’altra parte, considerata impossibile dall’autore stesso, se non come storia delle forme dell’abitare), ma di un’indagine volta a individuare e analizzare gli elementi fondativi ed essenziali dell’esperienza abitativa.
Vitta sceglie di farlo attraverso le principali forme di tale esperienza: corpi, spazi, oggetti e immagini, che, dopo un primo capitolo introduttivo, scandiscono le quattro sezioni principali del volume. Tuttavia, tali forme, nel tentare di afferrarle, si rivelano mobili, cangianti, molteplici e incessantemente in relazione. Prendono e danno forma all’«intricato disegno» (p. 10) dell’abitare, in «un fare coincidente con un farsi» (p. 12) che produce tracce e segni e attraverso cui l’esperienza abitativa più distintamente si rivela.