Editoriale - Storia contemporanea e informatica umanistica, andando oltre powerpoint Stampa E-mail
Giovedì 28 Gennaio 2010 16:17

Storia contemporanea e informatica umanistica, andando oltre powerpoint.
Editoriale
di Anna Caprarelli
(4 gennaio 2010)

Quando il primo corso di scrittura ipertestuale ebbe inizio nel nostro ateneo (1996), nessuno dei suoi partecipanti avrebbe mai potuto immaginare l’attuale livello raggiunto dall’informatica umanistica e dalle tecnologie raggruppate sotto l’immenso ombrello di Internet. Gli strumenti oggi disponibili per l’analisi delle fonti, la creazione di documenti ipertestuali, la condivisione del sapere accademico, la consultazione di banche dati bibliotecarie e archivistiche offrono innumerevoli modi di affrontare la ricerca storica. La disciplina stessa delle Digital Humanities ha acquisito negli ultimi anni dignità accademica. Ne sono testimoni i numerosi centri di studi e di ricerca oltre che spazi personali di docenti. Il mondo anglosassone ha saputo creare una rete di enti deputati alla ricerca nelle Digital Humanities. Negli anni sono poi nati corsi specifici destinati allo studio dell’informatica umanistica. Anche in Italia, oltre al pionieristico seminario HTTP dell’Università di Viterbo, si può citare il corso di laurea in Informatica umanistica presso l’università di Pisa e di Venezia (specialistica) e i singoli corsi nelle singole facoltà di Viterbo, Udine, Trento, Verona, Siena… solo per riportarne alcune.
Lo studio della storia contemporanea acquisisce tramite gli sviluppi dell’informatica umanistica gli strumenti che permettono non solo di potenziare la ricerca e di analizzare una sempre maggiore quantità di dati ma, paradossalmente, proprio grazie all’uso degli strumenti collaborativi e interdisciplinari, di fornire nuovi approcci metodologici consentendo l’allargamento dello spettro della ricerca verso nuovi ambiti tematici.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Gennaio 2010 16:20
 
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