La Storia tra didattica e divulgazione
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Presentazione a cura di Gilda Nicolai Già diversi anni fa, Eric J. Hobsbawn osservava, a proposito del Novecento, che “la distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni. La maggior parte dei giovani di fine secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono. Questo fenomeno fa sì che la presenza e l’attività degli storici, il cui compito è di ricordare ciò che gli altri dimenticano, siano ancor più essenziali alla fine del secondo millennio di quanto mai lo siano state nei secoli scorsi”. La storia appare dunque oggi sempre più sconnessa da ogni itinerario di conoscenza, lontana dalle giovani generazioni e poco duttile ai vorticosi processi di conoscenza che sempre meno inducono alla ricerca, evidenziando tutto ciò il bisogno di rinnovati sforzi didattici per l’intercettazione della motivazione dello studente. Sorge dunque la questione dell’insegnamento della storia come racconto, come dicevano Bloch e Febvre, nell’espressione più alta del termine, e dell’insegnamento della storia come risultato di una mediazione didattica in un processo di apprendimento strutturato come costruzione di conoscenze e della coscienza in cui il passato dia spessore al presente, in una rigida separazione tra storia e attualità. Emerge l’opportunità del passaggio dalla spiegazione all’insegnamento dialogato, all’operatività dell’allievo che costruisce la “sua” storia e quindi l’obbligo di una mediazione tra la storia che informa e la storia che forma. In quest’ottica le fonti di tipo archivistico sono quelle che meglio si adattano ad una simile problematizzazione della storia e della ricerca storica. L’archivio è certamente uno strumento importante per il lavoro dello storico. Esso lo è in quanto deposito di materiale documentario, luogo privilegiato in cui lo storico – come un alchimista nel suo gabinetto – ritrova, seleziona, distilla gran parte della materia che lo mette sulla traccia del passato; lo è anche, e forse soprattutto, in quanto luogo di formazione del mestiere di storico. In questa sezione dell’Officina della storia si vuole dare un’idea di quel vasto settore di attività, che va dalla didattica degli archivi e negli archivi, ai laboratori di storia realizzati dalle scuole e non solo, all’organizzazione di mostre più o meno specificamente didattiche, all’esecuzione di ricerche coordinate o alla scomposizione analitica di ricerche già pubblicate, dai cicli di conferenze o di lezioni, all’uso degli audiovisivi o dei mass media fino a gettare l’occhio su quanto accade nell’Unione Europea. Nella visione di promozione di un insegnamento della storia più vivo e attraente, comprendente lo studio e la comprensione dei grandi fenomeni del XX secolo, l’Unione ha promosso due programmi: il primo dedicato all’”insegnamento della memoria” e alla prevenzione dei crimini contro l’umanità; il secondo alla valorizzazione della dimensione europea dell’insegnamento della storia, ribadendo l’importanza della sensibilizzazione degli allievi ai rischi di distorsioni e falsificazioni della storia stessa e del liberare l’insegnamento della storia nelle varie realtà nazionali da ogni forma di pregiudizio proprio delle interpretazioni nazionaliste della storia. |
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