INDICE N. 16/2016
Mercoledì 04 Gennaio 2017 17:49

Officina della Storia Indice n. 16/2016

Numero monografico Radio e Storia: suoni, voci e identità tra mondo globale e spazi locali. 

a cura di Raffaello A. Doro

 

Introduzione di Raffaello A. Doro

El peso de las locutoras en la construcción de la radio como medio de comunicación di Silvia Espinosa Mirabet

Femmes de voix et de parole: le féminisme au Brésil et le rôle des femmes à la radio à l’aube du XX siècle di Maria Inês Amarante

La radio internationale helvétique et la réhabilitation de l’image de la Suisse aux États-Unis (1943-1949) di Raphaëlle Ruppen Coutaz

“L’utile e il dilettevole” . La radio per gli immigrati attraverso la trasmissione Per i lavoratori italiani in Svizzera di Nelly Valsangiacomo

Radio e Underground press negli anni Settanta: dai Situazionisti a Radio Alice  di Valentina Vavassori

Oltre l’antimafia: l’altro lato di Radio Aut  di Antonio Lenzi

La conception des premières grilles des programmes de Radio Libertaire di Félix Patiès

Histoire et évolution d’une offre médiatique alternative en France:L’exemple des radios (trans)frontalières basques et catalanes di Pascal Ricaud

La evolución de la radio y de la webradio en una perspectiva histórico-sociológica  di Mercedes Román Portas, Aurora García González

 

Work in progress: 

La propaganda di Radio Londra durante l’occupazione alleata 1943-45 di Ester Lo Biundo

Il caso di Radio Trieste tra il 1954 e il 1976 di Caterina Conti

 

Recensioni:

Arturo Marzano, Onde fasciste. La propaganda araba di Radio Bari (1934-43), Carocci, Roma 2015 di Raffaello A. Doro

 

 

Gli autori di questo numero

Ultimo aggiornamento Sabato 07 Gennaio 2017 22:46
 
Introduzione
Mercoledì 04 Gennaio 2017 18:02

Introduzione

di Raffaello A. Doro 

 

La radio ha attraversato da protagonista la storia del Novecento. Ancora oggi il suo ruolo sociale all’interno del mondo globale è testimoniato dalle innumerevoli declinazioni di questo strumento, rese possibili dalla diffusione della Rete. La radio, compagna fedele della nostra quotidianità, è stata testimone e protagonista della storia, oltre a costituire uno specchio “sonoro”, attraverso il quale studiare le culture, le abitudini, i gusti, le passioni di una data società e di una data popolazione in una determinata fase storica.

Il medium radio deve essere interpretato a partire dalla sua dimensione “volatile”, “leggera”, “immateriale”, capace di propagare contenuti attraverso la circolazione nell’etere, proprio come se fosse qualcosa di cui si fatica ad avere una percezione, se non considerata attraverso la sua dimensione sonora. L’avvento della radio ha determinato una “rivoluzione” a livello della percezione della collettività della dimensione sonora. Da questa impostazione emerge una delle caratteristiche peculiari del mezzo, la sua “oralità di massa”. L’oralità della radio rientra all’interno del parlato mediato e condizionato dalla tecnologia, definito da Walter J. Ong come “oralità secondaria” [1]; secondo questa interpretazione “la trasformazione elettronica dell'espressione verbale ha accresciuto quel coinvolgimento della parola nello spazio che era iniziato con la scrittura, e ha contemporaneamente creato una nuova cultura, dominata dall'oralità secondaria”[2]; per altri versi, come ha osservato Peppino Ortoleva, il mezzo radiofonico “presenta una caratteristica intimamente contraddittoria: da un lato ha la capacità di rivolgersi a grandi platee, dall’altro ha la simultaneità propria del parlato faccia-a-faccia”[3].

Suono e voce, linguaggi e musica, che travalicano i confini nazionali per acquisire una dimensione internazionale, o esperienza radiofoniche talvolta limitate ad una località di provincia o persino ad un quartiere di una grande metropoli. La radio, “tamburo tribale” secondo la nota definizione di Marshall McLuhan[4], medium dell’“oralità” per Rudolph Arnheim[5], potenzialmente capace di trasformare gli ascoltatori in protagonisti attivi della comunicazione secondo quanto sosteneva Bertolt Brecht già negli anni Trenta[6], a seconda dei contesti in cui è stata diffusa e nelle epoche storiche in cui ha avuto un ruolo ha saputo continuamente rinnovare i propri modelli. Come ha scritto Alberto Abruzzese “la radio è il linguaggio delle voci, dei ritmi, dei richiami e dunque un linguaggio anfibio tra interiorità ed esteriorità, appunto lo spazio ancora «inaudito» della virtualità”[7]. Una capacità camaleontica che le ha garantito lungo l’intero “secolo dei media”[8] un ruolo definito a seconda delle epoche storiche. Ma proprio grazie a questa sua capacità di rinnovarsi in base ai cambiamenti tecnologici e alle fasi storico politiche attraversate fin dalla sua nascita alla fine del XIX secolo, la radio è già proiettata verso il futuro con la capacità di sviluppare un sistema di web radio all’interno di un mondo in cui la comunicazione pubblica e privata incontra le nuove frontiere dei social network.

Officina della Storia propone questo nuovo monografico per riflettere sul rapporto tra radio e storia secondo una prospettiva aperta e interdisciplinare che punta a far dialogare la radio come fonte storica e mediale, analizzata secondo i linguaggi specifici del mezzo di comunicazione di massa. Rappresentando uno spazio di incontro tra produttori e ricettori dei messaggi le radio diventano dei luoghi di discussione, di informazione, di servizio, ma sono anche luoghi virtuali che contribuiscono a rafforzare un forte senso di identità, sia essa etnica, linguistica, religiosa o politica, oltre a costituire a seconda dei momenti storici degli strumenti di propaganda dei governi, piuttosto che le voci di un determinato movimento politico e sociale. Attraverso il contributo di numerosi studiosi e ricercatori provenienti da diverse Università italiane e straniere il monografico si è interrogato sulle prospettive della ricerca storica rispetto alla radio, che è stata studiata con un pluralità di approcci differenti. Data la difficoltà di risalire a fonti sonore originali, anche seguendo la principale storiografia nazionale ed internazionale[9], si propongono altri tipi di fonti, generalmente scritte, che puntano ad allargare il quadro della documentazione esistente per ricostruire una storia del mezzo radiofonico più completa possibile.

Come ricordato, la storia della radio è legata al Novecento e prosegue ancora nel XXI secolo con intatta vitalità. Per restituire un quadro cronologico dell’evoluzione della radio e del suo ruolo sociale e per esplicitare le molteplici chiavi di lettura presenti, il monografico si apre con due contributi sulla radio negli anni Venti e Trenta in due diversi contesti geografici e politici. L’articolo di Silvia Espinosa Mirabet, dal titolo El peso de las locutoras en la construcción de la radio como medio de comunicación, ricostruisce il ruolo delle donne nello sviluppo e nell’aumento della popolarità della radio nella Spagna degli anni Venti e Trenta. Partendo da una serie di fonti orali l’autrice mostra come dalla metà degli anni Venti le annunciatrici ebbero un ruolo riconosciuto all’interno della radio della Spagna, favorendo anche le prime forme di incontro tra il pubblico femminile e il mezzo di comunicazione attraverso la corrispondenza postale. Se nel corso della II Repubblica spagnola le donne con incarichi di annunciatrice nella radio erano oltre un terzo, con l’instaurazione del regime di Francisco Franco, questa presenza sarebbe stata progressivamente ridimensionata. Il lavoro di Maria Ines Amarante Femmes de voix et de parole: le féminisme au Brésil et le rôle des femmes à la radio à l’aube du XX siècle, ripercorre l’importanza della radio nell’emancipazione femminile nel Brasile tra gli anni Venti e Trenta rispetto all’apertura di nuovi spazi pubblici di discussione. È soprattutto il pubblico femminile a garantire l’ascolto radiofonico nella prima fase: nel corso degli anni l’aumento del numero di programmi e degli ascolti facilita l’accesso al microfono di presentatrici, cantanti, scrittrici, autrici di opere teatrali che diventeranno voci familiari della radio brasiliana, nelle varie aree del Paese.

L’articolo di Raphaelle Ruppen Coutaz, La radio internationale helvétique et la réhabilitation de l’image de la Suisse aux États-Unis (1943-1949) illustra gli sforzi compiuti dalla SOC (Service suisse d’ondes courtes) per riabilitare l’immagine della Confederazione, accusata di collaborazionismo con le potenze dell’Asse, presso l’opinione pubblica statunitense, nel periodo che va dagli ultimi anni della seconda Guerra mondiale alla fase della ricostruzione. Attraverso le fonti di archivio della Società Internazionale Elvetica la Ruppen Coutaz mostra quanto questa radio, usata come strumento di propaganda verso il pubblico nord americano, fosse funzionale all’obiettivo delle autorità svizzere, contribuendo a restituire un’immagine positiva della Svizzera e al suo avvicinamento al campo occidentale.

L’intervento di Nelly Valsangiacomo “Lutile e il dilettevole”. La radio per gli immigrati attraverso la trasmissione Per i lavoratori italiani in Svizzera, testimonia la molteplicità di funzioni della radio e le possibilità di organizzare trasmissioni con un forte senso di identità. Partendo dalla consultazione delle fonti degli archivi della Radio svizzera di lingua italiana (RSI), si mette in evidenza il ruolo assunto dal programma Per i lavoratori italiani in Svizzera tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, al momento in cui la comunità italiana costituiva il gruppo di emigrati più numeroso. La trasmissione, che sarebbe durata fino agli anni Novanta, ha assunto un importante ruolo di servizio per i lavoratori italiani , affiancandosi e in alcuni casi sostituendosi ai tradizionali mezzi di corrispondenza per mettere in contatto parenti e amici da un lato all’altro della frontiera.

Dagli anni Settanta in Svizzera agli anni Settanta in Italia: il decennio delle radio libere e della loro crescita esponenziale. Il periodo dell’epopea delle radio libere, della stagione dei “cento fiori” radiofonici italiani[10], viene affrontato attraverso due contributi che leggono il fermento radiofonico secondo prospettive di natura storico-artistica e politica.

Valentina Vavassori nel suo articolo Radio e Underground press negli anni Settanta: dai Situazionisti a Radio Alice pone in evidenza lo stretto rapporto tra le Avanguardie e le vicende di Radio Alice, una delle emittenti più trasgressive e allo stesso tempo innovative del panorama radiofonico delle radio libere italiane. Attraverso un’analisi della rivista A/traverso, ideata dallo stesso gruppo fondatore di Radio Alice, viene istituito un parallelo tra le tecniche comunicative grafiche dell’underground press e la strategia dei messaggi radiofonici dell’emittente bolognese.

Antonio Lenzi nel saggio Oltre l’antimafia: l’altro lato di Radio Aut, analizza la vicenda di Radio Aut e del suo fondatore Peppino Impastato, mettendo il luce il contesto politico in cui maturò quell’esperienza. Lenzi sottolinea come oltre all’aspetto per cui la radio viene maggiormente ricordata, vale a dire le denunce dei crimini mafiosi, nella programmazione fossero ben presenti anche programmi di natura politica in linea con l’impegno di Impastato nella sinistra extraparlamentare fino dai primi anni Settanta.

Se la diffusione della modulazione di frequenza (FM) era stata determinante per la crescita radiofonica italiana, anche in Francia negli anni Ottanta, il settore radiofonico conosce una crescita senza precedenti che porta il numero di radio oltre le mille unità nel 1984. Nell’ambito della liberalizzazione dell’etere francese, successiva alla vittoria elettorale di François Mitterrand nel 1981[11], Radio Libertaire, la radio della Federazione anarchica di Parigi, viene creata il 1° settembre 1981. L’articolo di Félix Patiès, La conception des premières grilles des programmes de Radio Libertaire, mostra come questa radio, nata per diffondere il pensiero anarchico, nello scopo di mantenere le proprie frequenze e aumentare il numero minimo di ore di programmazione richiesto dalla legge, si è progressivamente aperta ad altre associazioni, diventando nel tempo un punto di rifermento anche come tribuna dove esporre il proprio punto di vista per varie organizzazioni culturali, sindacali e politiche. Partendo dalla consultazione dei palinsesti dei primi anni di trasmissione, Patiès mostra il lavoro svolto in una radio non commerciale, associativa che si basa sulla militanza, sul volontariato e non sulle entrate pubblicitarie, come la maggior parte delle altre stazioni, evidenziando la ricchezza e le difficoltà del progetto iniziale. L’intervento di Pascal Ricaud Histoire et évolution d’une offre médiatique alternative en France:L’exemple des radios (trans)frontalières basques et catalanes, pone al centro della sua indagine lo sviluppo delle radio associative nate a partire dalla fine degli anni Settanta nello spazio transfrontaliero tra Francia e Spagna. Davanti ad uno Stato fortemente accentratore dal punto di vista linguistico, queste stazioni hanno favorito la preservazione di un’identità culturale e linguistica e rappresentano ancora oggi un luogo per favorire l’incontro e la partecipazione degli ascoltatori che condividono una stessa appartenenza. Con lo sviluppo della Rete e delle webradio si ampliano le possibilità anche per queste stazioni di raggiungere un pubblico più ampio in nome dell’abolizione delle frontiere fisiche unitamente alla condivisione e all’interattività che l’esperienza delle radio online comporta.

Lo spazio locale non è più definito da confini geografici nell’era del web 2.0. La dimensione comunitaria delle radio locali associative è evidente in quanto sono pensate e ideate per una comunità o per favorire il dialogo tra diverse comunità. Da questo punto di vista il web offre maggiori occasioni di animare una comunità o di produrre una comunità online specifica intorno ad una radio.

L’articolo di Mercedes Roman Portas e Aurora Garcia Gonzalez, La evolución de la radio y de la webradio en una perspectiva histórico-sociológica indaga il tema della trasformazione della radio in webradio analizzando il cambiamento nella programmazione e nelle modalità di fruizione degli ascoltatori. Partendo da un’analisi sociologica le autrici individuano, tra gli elementi più importanti, i mutamenti dei rapporti con il pubblico costituiti dall’interattività e dalla possibilità per gli ascoltatori di scegliere quali contenuti selezionare; la webradio rappresenta un nuovo modello di partecipazione, capace allo stesso tempo di favorire negli ascoltatori la funzione connettiva, quella identificativa e quella partecipativa. 

Nella sezione Work in progress presentiamo i contributi di Ester Lo Biundo, La propaganda di Radio Londra durante l’occupazione alleata 1943-45 e di Caterina Conti Il caso di Radio Trieste tra il 1954 e il 1976. Nel primo caso Ester Lo Biundo, già autrice di un volume sul tema, si propone di indagare attraverso l’uso di varie fonti d’archivio il ruolo condotto dalla propaganda di Radio Londra nel periodo dell’occupazione alleata con particolare riferimento all’analisi della programmazione e dell’influenza politica del Foreign Office sulla BBC. Nel secondo caso viene affrontata la vicenda di Radio Rai Trieste nel periodo compreso tra il Memorandum di Londra del 1954 e il Trattato di Osimo del 1976. In questa fase l’emittente divenne il centro della vita culturale cittadina e contribuì all’apertura di importanti spazi pubblici di discussione nella comunità cittadina. Frutto di una ricerca su numerose trasmissioni culturali, il contributo di Caterina Conti presenta alcuni risultati della sua Tesi di Dottorato privilegiando un approccio metodologico che intreccia fonti radiofoniche e fonti giornalistiche. 

In conclusione si presenta una recensione del volume di Arturo Marzano, Onde fasciste. La propaganda araba di Radio Bari (1934-43), Carocci, Roma 2015, che si inserisce appieno nelle finalità del numero monografico di riflettere sul rapporto tra radio e storia. In mancanza di fonti sonore, Marzano ricostruisce la vicenda della propaganda radiofonica fascista di Radio Bari verso i Paesi del Maghreb e del Medio Oriente, attraverso l’uso prevalente di fonti d’archivio, dimostrando una grande capacità di restituire la dimensione “sonora” della radio.

Attraverso la presentazione di questo nuovo numero della rivista Officina della Storia si vuole offrire una riflessione del rapporto tra la specificità del medium e l’uso delle fonti mediali individuate dallo storico. Come testimonia la ricchezza degli approcci disciplinari e interpretativi, la radio si presenta ancora oggi come uno dei mezzi di comunicazione più significativi per comprendere alcuni mutamenti ed evoluzioni delle società del Novecento, ma testimonia anche la sua vitalità e il suo sguardo rivolto al futuro inserendosi in pieno nelle impetuose trasformazioni avviate con l’epoca della Rete; essa dimostra di sapersi adattare alle nuove sfide della comunicazione e a porsi come un agente importante per gli individui tra mondo globale e spazio locale.



[1] Cfr. W. J. Ong Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Bologna, Il Mulino, 1986.

[2] Ibidem, p. 190

[3] Cfr. P. Ortoleva, La cavalleria leggera della comunicazione, in F. Monteleone (a cura di), La radio che non c’è. Settant’anni un grande futuro, Roma, Donzelli, 1994, p. 24.

[4] M. McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Milano, Il Saggiatore, 2008 (tit. or. Understanding Media: The Extensions of Man, 1964) p. 269.

[5] Cfr. R. Arnheim, La radio, larte dellascolto e altri saggi, Roma, Editori Riuniti, 2003.

[6] Cfr. B. Brecht, Scritti sulla letteratura e sull’arte, Torino, Einaudi, 1973.

[7] A. Abruzzese, Dialoghi del tempo vissuto, in F. Monteleone (a cura di), La radio che non c’è. cit., p. 5.

[8] Cfr. P. Ortoleva, Il secolo dei media. Riti, abitudini, mitologie, Milano, Il Saggiatore, 2009.

[9] Si ricordano i lavori di Eric Barnouw (in 3 volumi) per la radio negli Stati Uniti, History of Broadcasting in the United States of America, New York, Oxford University Press, 1966, di Asa Briggs per la radio in Gran Bretagna, The History of Broadcasting in the United Kingdom, Oxford, Oxford University Press, 1995, di Christian Brochand per la radio in Francia Histoire générale de la radio et de la télévision en France, Paris, La Documentation Française, 2006, di Armand Balsebre per la radio in Spagna, Historia de la radio en Espana, Vol. I (1874-1939) e Vol. II (1939-1985), Madrid, Ediciones Cátedra, 2002 di Franco Monteleone, Storia della radio e della televisione in Italia. Costume società e politica, Venezia, Marsilio, 2006 e di Enrico Menduni per la radio in Italia, La radio nell’era della Tv, Bologna, Il Mulino, 1994 e Il mondo della radio. Dal transistor a Internet, Bologna, Il Mulino, 2001.

[10] Per un quadro generale sul tema cfr. Radio FM 1976-2006. Trent’anni di libertà d’antenna, a cura di P. Ortoleva, G. Cordoni e N. Verna, Bologna, Minerva, 2006.

[11] T. Lefebvre, La bataille des radios libres 1977-1981, Paris, Nouveau Monde Éditions, 2008.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Gennaio 2017 16:02